Contabilità di Casa. Versione e-book
Agli occhi del lettore moderno questo, che è il titolo originale del manoscritto, risulta forse un po' fuorviante ma non l'ho voluto cambiare per rispetto all'autore.
Non stiamo per leggere un bilancio ormai inutile e morto, ma la storia interessantissima di questo medico che inizia nel ducato di Parma e finisce a Viterbo alla vigilia dell'Unità d'Italia.
Attraverso le vicende di una comune famiglia borghese, in realtà assistiamo in prima fila agli eventi che hanno cambiato la storia in quel periodo.
Il Dottor Matthey inoltre dà informazioni di prima mano sulla formazione dei medici dell'epoca, sulla struttura della sanità pubblica, sulla evoluzione della medicina con le nuove scoperte e le mode diffuse dai ciarlatani. Personalmente poi ho trovato di grandissimo interesse la descrizione di come la giustizia, sia penale che civile, fosse amministrata in quell'epoca nello Stato Pontificio.
Ovviamente non mancano indicazioni importanti sulla struttura della società nella prima metà dell'ottocento che il Dottor Matthey non ci rappresenta esplicitamente, ma lascia trasparire dagli eventi della sua famiglia che lui ci racconta, questi sì, con grande precisione: la cerimonia del suo matrimonio, la malattia della moglie, la carriera della figlia cantante e le vicissitudini del figlio rivoluzionario o presunto tale dalle autorità, la causa legata al pagamento della dote della moglie e così via.
Il dotto estensore della prefazione si domanda come mai il manoscritto si interrompa improvvisamente nel 1833 senza conclusioni e senza finale.
Purtroppo la risposta non c'è. Posso solo dire che dalle poche carte rimaste della sua famiglia ne risulta la morte nel 1835. Possiamo supporre che essendo malato, non avesse più la voglia o la forza di continuare a scrivere.
“L'Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il tempo, perché togliendoli di mano gl'anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, lì richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. Ma gl'illustri Campioni che in tal Arringo fanno messe di Palme e d'Allori, rapiscono ..... Nè alcuno dirà questa sii imperfezzione del Racconto, e defformità di questo mio rozzo Parto, a meno di questo tale Critico non sii persona affatto digiuna della Filosofia: che quando agl'huomini in essa versati, ben vedranno nulla mancare alla sostanza di detta Narratione. Imperciocché, essendo cosa evidente, e da verun negata non essere i nomi se non puri purissimi accidenti ....”
Ma quando io avrò durata l'eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l'avrò data come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi durerà la fatica di leggerla?
Questa riflessione dubitativa, nata nel travaglio del decifrare uno scarabocchio che veniva dopo accidenti, mi fece sospender la copia, e pensar più seriamente a quello che convenisse di fare.
Sono certo che chi ha letto fino qui ha ormai riconosciuto la citazione di Manzoni, ma io ho preso la soluzione opposta a quella da lui immaginata, ho scelto di trascrivere con la massima fedeltà possibile il contenuto del manoscritto, in quanto non sono mosso da finalità letterarie, ma scientifiche, ed ecco i fatti:
Avevo la disponibilità del manoscritto dell'Avvocato Giuseppe Bompiani che nella ricostruzione della famiglia da me fatta è il quarto di questo nome. Il frutto del suo lavoro è costituito da un grosso volume manoscritto che contiene nella stessa rilegatura quella che lui chiama ''l'Appendice de Documenti''.
Si tratta dì un lavoro molto approfondito effettuato sulle carte di famiglia e negli antichi archivi di Ancona e Frosinone, oltre che su pubblicazioni a stampa del secolo precedente (alcune delle quali ho potuto vedere e riscontrare nelle biblioteche romane).
Per motivi di praticità, divido in due volumi il contenuto del manoscritto, riportando le immagini delle sue pagine con a fronte la trascrizione del testo. Giuseppe IV Bompiani morì nel 1782, e poiché questo non è certo il lavoro di pochi mesi penso che il manoscritto sia stato prodotto nei decenni precedenti. Per quanto a mia conoscenza non ne esistono altri esemplari e per la difficoltà di salvaguardarlo, aggiunta al desiderio di renderlo disponibile per gli studiosi, in famiglia abbiamo preso la decisione di depositarlo presso l'Archivio di Stato di Ancona.
In aggiunta ho voluto produrre questa trascrizione che ho realizzato con la consulenza e revisione dei funzionari dell'Archivio stesso. In particolare, fra questi, desidero ringraziare per la sua competenza, professionalità e disponibilità il Dr. Antonello De Berardinis. Il manoscritto è accompagnato da numerosi documenti allegati. Alcuni di essi sono originali (anche su pergamena) ed altri sono trascrizioni settecentesche giurate di testi contenuti in archivi più antichi che difficilmente saranno sopravvissuti all'invasione Napoleonica ed a tutte le occupazioni antiche e moderne.
Nel trascrivere questo testo, ho cercato di rispettare al massimo le sue caratteristiche, anche se a volte queste contrastano con le nostre odierne regole di ortografia e punteggiatura (prego i lettori di non addebitarmi i publico, le dissertazzioni, gli hò, i tré , le Communità ecc.). Nei punti in cui per la calligrafia, l'espansione dell'inchiostro o le correzioni sovrapposte, il testo mi era sembrato irrecuperabile mi ha soccorso la competenza dei funzionari dell'Archivio, mentre gli spazi vuoti o con puntini sono così nel manoscritto. La revisione e difficilissima traduzione delle citazioni latine è di Marcella II Bompiani che ringrazio con affetto per la pazienza e l'interesse mostrato.
In alcuni casi la traduzione è risultata impossibile per l'abbondante impiego di latino maccheronico ricalcante un gergo legale o burocratese di secoli fa', oggi desueto anche in italiano. Per di più spesso le desinenze sono troncate dalle abbreviazioni o discordanti impedendo anche una mera traduzione letterale.
L'Indice generale e quello dei nomi sono stati aggiunti dal mio computer.